Aus dem Englischen von Dirk van Gunsteren, Claassen Verlag 2020, 464 S., € 24,-, TB Ullstein 2021, € 12,-
(Stand Oktober 2021)
2002, im Zuge der Terroranschläge von 9/11 wurde das United States Department of Homeland Security gegründet. Und auch wenn Leben und Alltag von Muslimen in den USA mit jenem Datum einschneidend verändert wurden, elegisch und klagend ist Akthars Erzählton nur selten. Seine Homeland Elegien verknüpfen klug die persönliche Einwanderungsgeschichte der pakistanisch-stämmigen Familie Akhtar mit historischen Fakten aus dem pakistanisch-indischen Gründungskonflikt, dem ersten Afghanistan-Krieg und der Entstehung der Terrororganisation Al-Qaida. Wir lesen mit ihm im Koran, gleichwohl Rushdie und Freud. Er führt uns aber auch mit Autopanne in Joe Bidens Heimatstadt Scranton, die schon deutlich bessere Zeiten gesehen hat und berichtet aus dem Wahlkampf Donald Trumps im Jahr 2016, der einen tiefen Riss durch die Familie zieht: Vater Akhtar ist bekennender Trump-Fan. Dies liest sich kapitelweise und ohne Chronologie als Familiengeschichte und Entwicklungsroman. Ist persönliches Memoir wie politisches Essay. Aber Obacht, denn am Ende hat Ayad Akhtar einen Roman geschrieben. Ob sein Vater wirklich Trumps Kardiologe war? Egal! Nicht nur die Dialoge sind furios – und die Einblicke in den US-amerikanischen Alltag aus muslimischer Sicht ausgesprochen erhellend. (Jana Kühn) Leseprobe

Was für ein mutiger Einstieg in eine Bilderbuchgeschichte! Trübe Großstadtszenen hinter einer beschlagenen Scheibe, ein Kind, ganz unwichtig welchen Geschlechts, sitzt allein in einer Bahn, steigt aus und befindet sich in einer hektischen verwirrenden Großstadt. Die unterschiedlichsten Reize stürmen auf das Kind ein, Lärm, Gedränge, Menschenmassen, es blinkt, blendet, quietscht, alles auf kleinen Bildern zu entdecken. Doch das Kind weiß sich zu helfen, es gibt einem unbekannten Du Tipps, wie es sich in der Großstadthölle zurechtfinden kann, wo besondere Vorsicht gilt, wo es gute Verstecke, Schutz oder Hilfe gibt. Wer hat sich da wohl verlaufen, wem gibt das Kind nützliche Hinweise? Während das Kind immer selbstbewusster durch die Straßen läuft, fängt es heftig an zu schneien. Doch das Kind stapft zuversichtlich durch die Schneemassen, es freut sich aufs kuschelige Zuhause. Wie es endet, sei hier nicht verraten, nur dass im Schnee natürlich Spuren sichtbar sind und dieses grandiose spannende Bilderbuch zum Immer-Immer-Wieder-Anschauen und Neu-Interpretieren einlädt! (Stefanie Hetze)
Der Roman beginnt ganz klassisch mit einem Neuanfang eines Ehepaares. Sie, eine US-amerikanische Künstlerin, hat ein renommiertes Stipendium in Berlin erhalten und konzentriert sich auf ihre Karriere. Er, ein nigerianischer Doktorand, will eigentlich für seine Dissertation forschen, lässt sich aber durch Berlin treiben und lernt dabei andere Afrikaner kennen. Als Geflüchtete und Migranten führen sie ein völlig anderes Leben als er, der privilegierte verheiratete Akademiker, dessen Frau gerade durchstartet. Während er sich von ihr entfernt, in das afropolitane Berlin eintaucht und das Buch die Konventionen eines klassischen Eheromans verlässt, konzentrieren sich die nächsten Abschnitte ganz auf diese Menschen und ihre individuellen Geschichten, wie die des aus Libyen geflüchteten Chirurgen Manu. Er arbeitet als Türsteher, geht mit seiner kleinen Tochter jeden Sonntag vom Flüchtlingsheim zum Checkpoint Charlie, in der Hoffnung, dort seine Frau und ihren Sohn zu treffen, eine Verabredung, die sie auf dem Mittelmeer trafen, während ihr Boot sank…
Ein Kind verschwindet spurlos bei einem kurzen nächtlichen Halt von einem Rastplatz an einer einsamen Landstraße, ein Auto explodiert, eine Frau wird tot aus dem Fluss geborgen. Ein junger Kommissar versucht den Fall zu lösen, ermittelt in Bozen, geplagt von Schnee und Sturm, und liefert ganz zum Schluss eine überraschende Lösung. Ein echter Kriminalroman, zweifellos.
In un tripudio di colori vivaci e fantasie, alcune signore dalle varie acconciature ci osservano dalla copertina di questo libro. Sono partigiane, contadine, insegnanti, operaie. Portano nomi comuni: Teresa, Bianca, Angelina, Adele… La lista arriva a 21 nomi, si tratta delle donne che hanno fatto la costituzione italiana, le prime deputate a partecipare attivamente alle decisioni politiche di un paese devastato da tanti anni di dittatura e di guerra. Vengono ricordate come “Madri costituenti”, eppure sono in pochi a conoscere i loro nomi, le loro storie, il loro valore fondamentale. Forse perché le ventuno signore affiancavano cinquecentocinquantasei uomini, a loro volta eletti all’Assemblea costituente il 2 giugno 1946. Nelle pagine di questo libro dai disegni variopinti troviamo dati importanti, racconti da scoprire e tenere a mente, figure vivide e forti, pronte a guidare grandi e piccine attraverso un viaggio alla scoperta della consapevolezza di genere. (Giulia Silvestri)
Anita si trasferisce con la famiglia a Stezzano, un paese in provincia di Bergamo, nell’inverno del 1985, ricordato come il più freddo del secolo. Vengono dalla Sardegna e sono costretti a confrontarsi con una serie di pregiudizi e discriminazioni, oltre che con l’assenza del mare e un ambiente del tutto nuovo. Inoltre la mamma di Anita comincia a comportarsi in modo strano: non si alza dal letto, cambia umore repentinamente, parla da sola. Qualcosa non va: che sia tutta colpa degli adulti? Per fortuna nella vita di Anita arrivano Tina, che sa fare la pipì in piedi e giocare molto bene a pallone e Elena, che sembra sapere come curare la mamma. Ma forse l’idea migliore è scappare: le tre organizzano una fuga in zattera, che le porterà a trascorrere un’estate indimenticabile e a scoprire una cosa molto importante… Una delicata riflessione sull’identità di genere, l’importanza dei legami e l’impatto della malattia mentale. (Giulia Silvestri)
Questa storia che parla di immaginazione è dedicata a Gianni Rodari, indimenticabile autore di libri per l’infanzia, in occasione dei cento anni dalla sua nascita.
Il viaggio di Gianni Celati si svolge negli anni Sessanta del secolo scorso. Ambientazione: un qualsiasi paese di provincia nel bel mezzo della pianura padana. Con sguardo affettuoso e velato di nostalgia ci vengono spiegati i costumi degli abitanti del posto e ci sono proprio tutti: i matti, gli anziani perennemente radunati attorno al tavolo di un bar, i pettegoli, i ragazzini dispettosi… Si parla di un tempo lontano, perduto, eppure ancora vivo nei ricordi e tra le pagine di questi racconti, gli ultimi in ordine cronologico scritti da Gianni Celati, per la prima volta raccolti insieme in questa edizione.
Patrizia Cavalli come Elsa Morante, Patrizia Cavalli come Sandro Penna. Come i suoi maestri, ampiamente omaggiati in questa raccolta di poesie, Patrizia Cavalli conferma di possedere il piglio sapiente dei grandi autori. In versi magistralmente costruiti, aspri, languidi, ambivalenti, la poeta (“perché poetessa fa ridere, dai”) italiana per eccellenza, la prima tra i poeti ancora in vita, riesce ancora una volta a rassicurarci e spiazzarci. Sembra di leggere di cose da niente, banalità quotidiane, invece poi ci si accorge di star leggendo della vita e della sua altra metà – la morte. Indissolubili come le conosciamo, le immaginiamo e talvolta dimentichiamo, entrambe affrontate con saggezza, a tratti scherzando. Non è un’impresa facile descrivere la bellezza e la speranza che i versi raccolti in questo libretto riescono a infondere: non ci resta che leggerli, rileggerli, interrogarsi, meravigliarsi. (Giulia Silvestri)